Ciò che chiamiamo “quantistico” non riguarda necessariamente solo il mondo microscopico, né dipende in modo essenziale dalla specificità dei sistemi materiali osservati. Esso designa piuttosto una particolare forma di organizzazione, che può manifestarsi ogni volta che un’entità viene posta in un contesto capace di modificarne lo stato, attualizzando una tra più proprietà potenziali.
La fisica classica descrive sistemi le cui proprietà preesistono all’osservazione e le cui probabilità riflettono la nostra ignoranza circa il loro stato effettivo. La meccanica quantistica introduce invece una situazione più radicale: l’atto di misura, cioè l’atto osservativo, non si limita a rivelare proprietà già attuali, ma partecipa alla loro creazione. Le probabilità quantistiche non esprimono allora una semplice ignoranza sullo stato dell’entità osservata, bensì un’ignoranza più sottile sulle interazioni che, contestualmente e in modo non prevedibile in anticipo, si attualizzano tra sistema e apparato di misura. In questa lettura, l’indeterminismo quantistico non è attribuito a variabili nascoste relative allo stato dell’entità misurata, ma alle fluttuazioni irriducibili che definiscono il contesto osservativo.
Questa distinzione permette di comprendere perché possano esistere sistemi macroscopici con comportamento di tipo quantistico, come le celebri “macchine quantistiche” ideate sin dagli anni Ottanta da Diederik Aerts e collaboratori, capaci di generare strutture probabilistiche simili a quelle dei sistemi microscopici, non descrivibili mediante la teoria classica della probabilità. Il quantistico appare così come una particolare modalità relazionale, non come un marchio ontologico riservato al micromondo.
Un passaggio decisivo consiste nel riconoscere che le entità quantistiche, prima di una misura – ad esempio della loro posizione – non sono semplicemente “in una posizione sconosciuta”: più radicalmente, non possiedono alcuna posizione attuale. Esse sono, in questo senso, entità non-spaziali. Ne consegue che lo spazio non è l’unico teatro della loro esistenza, ma il dominio in cui possono manifestarsi quando vengono indotte da un’interazione a produrre un esito di natura spaziale. La cosiddetta non-località quantistica può allora essere reinterpretata come espressione di una non-spazialità più fondamentale.
Negli ultimi decenni, il formalismo quantistico – e più generalmente le strutture matematiche di tipo quantistico – si è rivelato sorprendentemente efficace nel modellare numerosi fenomeni cognitivi. I concetti umani, infatti, non si comportano come semplici contenitori di esemplari, ma come entità il cui stato dipende dall’ambiente semantico in cui sono immerse. Un concetto può trovarsi in una condizione più astratta o più concreta, combinarsi con altri concetti generando significati nuovi, oppure essere “misurato” da una domanda che non registra semplicemente una risposta preesistente, ma contribuisce a crearla.
Il successo di tali modellizzazioni ha portato allo sviluppo di un nuovo campo di indagine, detto quantum cognition, e alla formulazione, da parte di uno dei suoi pionieri – Diederik Aerts – dell’ipotesi concettualistica. Secondo questa ipotesi, le entità microfisiche sarebbero dotate di un’autentica natura concettuale, nel senso che interagirebbero tra loro e con gli apparati di misura in modo analogo a come i concetti interagiscono con altri concetti e con le menti, intese qui come memorie dinamiche sensibili al significato. Ciò non significa antropomorfizzare la materia e gli apparati sperimentali, attribuendo loro pensieri e coscienza. Significa piuttosto riconoscere una profonda comunanza strutturale: tanto i concetti quanto le entità quantistiche possono esistere in stati più astratti o più concreti, dipendere fortemente dal contesto, generare proprietà emergenti e produrre correlazioni non-classiche, come l’entanglement, non riconducibili a una causa comune nel passato.
In questa cornice, una misura quantistica appare come un passaggio dall’astratto al concreto, in cui un apparato di misura svolge una funzione simile a quella di una mente rispetto a un concetto, quando seleziona un significato specifico tra quelli possibili, in accordo con la semantica espressa nel setting sperimentale. La nostra realtà fisica non sarebbe allora composta da oggetti semanticamente inerti, ma da entità capaci di entrare in autentiche dinamiche di senso.
Questa visione conduce a una forma di pancognitivismo: non l’idea ingenua che tutto pensi come un essere umano, ma l’ipotesi che la cognizione, intesa in senso ampio come creazione contestuale di proprietà emergenti e attualizzazione di significati latenti, sia una dimensione strutturale del reale. La cognizione umana sarebbe allora solo una manifestazione recente di un principio organizzativo più generale, già presente, a diversi livelli, nella natura.
In questo senso, l’interpretazione concettualistica propone un profondo cambio di paradigma. Il quantistico, insieme alle sue possibili variazioni strutturali, non andrebbe inteso soltanto come teoria del microscopico, ma come linguaggio generale, e forse universale, per descrivere dinamiche governate dal livello del significato: dinamiche autenticamente irreversibili, nelle quali l’attuale rompe la simmetria del potenziale. Essa invita a superare l’immagine classica di una realtà fatta di oggetti localizzati nello spazio, dotati di proprietà sempre predefinite, sostituendola con una visione dinamica e relazionale, nella quale materia, significato e cognizione appaiono come aspetti di un medesimo processo di manifestazione.
Questa prospettiva può risultare particolarmente feconda anche nell’offrire un paradigma capace di ripensare il rapporto tra cognizione, realtà ed evoluzione. Le discipline contemporanee, non solo scientifiche ma anche umanistiche, si confrontano oggi con fenomeni sempre più complessi e con una pluralità di contesti interpretativi; si confrontano, in altri termini, con una realtà in continua trasformazione, nella quale il naturale, il culturale e l’artificiale risultano sempre più profondamente intrecciati. L’approccio concettualistico permette di leggere questi diversi sguardi sul reale non come costruzioni puramente soggettive, né come semplici rappresentazioni di un mondo già dato, ma come atti di co-emergenza governati da processi intelligenti che si esplicano a più livelli del reale. In tali processi, il conoscente, il conosciuto e il loro contesto partecipativo contribuiscono alla continua costruzione e ricostruzione della realtà, attraverso il connettivo del significato.
L’universo può allora essere interpretato come un campo astratto nel quale cultura e cognizione non sono più aspetti esclusivi dell’attività umana, ma parti di una trama più profonda del reale. In questa trama, la dualità tra bosoni e fermioni – cioè tra particelle mediatrici delle forze e particelle costruttrici della materia – può essere vista come la forma primigenia della dualità tra entità concettuali, portatrici di significato, ed entità cognitive, sensibili al significato. Ciò apre la possibilità di pensare l’evoluzione della conoscenza non come rispecchiamento passivo del mondo, ma come processo partecipativo di scoperta e creazione. In questo processo, la complessità progredisce sia dalla semplicità, attraverso dinamiche bottom-up, sia da una complessità già formata, capace di progettare e attualizzare ulteriori entità complesse, attraverso dinamiche top-down. Ne emerge così l’immagine di un mega-processo evolutivo multidimensionale, che prende avvio dalla materia-energia e riemerge, a livelli sempre più articolati, nella vita biologica, cognitiva e culturale.
Per approfondire:
Aerts, D., Sassoli de Bianchi, M. & Sozzo, S. (2025a). From Quantum Cognition to Conceptuality Interpretation I: Tracing the Brussels Group’s Intellectual Journey. Philos Trans A Math Phys Eng Sci 383 (2309), 20240382.
Aerts, D., Sassoli de Bianchi, M. & Sozzo, S. (2025b). From Quantum Cognition to Conceptuality Interpretation II: Unraveling the Quantum Mysteries. Philos Trans A Math Phys Eng Sci 383 (2309), 20240381.
Aerts, D., Sassoli de Bianchi, M., Sozzo, S. & Veloz, T. (2020). On the Conceptuality interpretation of Quantum and Relativity Theories. Foundations of Science 25, pp. 5-54.
Aerts, D. & Sassoli de Bianchi, M. (2018). Quantum Perspectives on Evolution. In: The Map and the Territory: Exploring the Foundations of Science, Thought and Reality. Shyam Wuppuluri, Francisco Antonio Doria (Eds.) Springer: The Frontiers collection, pp. 571-595.
